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Social media: le strategie dei brand

Indice

Due miliardi e settecentoquaranta milioni, un miliardo e duecentoventuno milioni, trecentocinquantatre milioni.

 

Questi sono, rispettivamente, il numero degli utenti attivi su Facebook, Instagram e Twitter (dati Statista, gennaio 2021).

 

Va da sé, che per qualsiasi brand (o aspirante tale) sia oggi impossibile concepire una strategia di comunicazione che non prenda in considerazione l’utilizzo anche solo di uno di questi social media.

 

Se, quindi, utilizzarli è scontato, sapere come farlo in modo efficace lo è molto meno.

 

IL VALORE DI UNA COMMUNITY: IL CASO DI NATIONAL GEOGRAFIC

Le comunità di persone interessate ad uno stesso argomento sono sempre esistite. I social media, però, hanno permesso a persone da ogni parte del mondo di riunirsi in luoghi virtuali, accorciando le distanze e in alcuni casi “democratizzando” l’accesso alle informazioni.

 

I brand possono diventare catalizzatori di queste community. Un esempio di successo è la pagina Instagram della National Geographic.

 

Con 161 milioni di followers, il profilo di NatGeo è diventato la mecca social degli appassionati di fotografia.

Il coinvolgimento della community è incredibile: molti fotografi fanno domanda per includere i loro lavori nel popolare feed della pagina e il testo che accompagna i post è, nella maggior parte dei casi, scritto proprio dall’autore della foto.

 

Il risultato? Immagini spettacolari spesso accompagnate da affascinanti copy ricchi di storytelling.

 

National Geographic Instagram account
“Spesso il fascino delle spedizioni di arrampicata non è l’arrampicata: è godersi la vita ridotta ai suoi elementi essenziali. L’ora del tè mattutino con il nostro buon amico Ibrahim mentre aspettiamo con ansia che il sole porti il suo calore. Valle Charakusa, Baltistan, Pakistan.”

 

National Geographic Bhutan instagram
“Con oltre il 60% della sua popolazione vaccinata contro il coronavirus in meno di due settimane, il Bhutan ha superato in vaccinazioni la maggior parte del mondo. Gli operatori sanitari hanno raggiunto i villaggi di questo regno himalayano volando su elicotteri e camminando attraverso il ghiaccio e la neve. L’esecuzione di questa missione ha richiesto un sostegno diffuso, dalla massima autorità, il re del Bhutan, alle comunità più piccole e ai loro volontari. È noto come il regno buddista dia la priorità al benessere del suo popolo rispetto alla prosperità nazionale.”

 

COME UTILIZZARE GLI INFLUENCER: LA CAMPAGNA SNICKERS

Come le community, anche gli influencer sono sempre esistiti. L’avvento dei social, però, ha portato il fenomeno su un altro livello.

 

Social, influencer e brand insieme possono creare sinergie potenti. Un esempio brillante è la campagna “you’re not you when you’re hungry” di Snickers del 2012.

 

Per lo “stunt” pubblicitario il brand di barrette di cioccolato assoldò cinque celebrity. Il loro compito? Pubblicare sui propri account 5 tweets “fuori di sé”.

 

La modella Katie Price iniziò, quindi, a parlare di macroeconomia, il calciatore Rio Ferdinand a condividere la sua inedita passione per la maglia, il giocatore di cricket Ian Botham a raccontare di aver iniziato a suonare il violoncello e il pugile Amir Khan a twittare sulla filatelia.

 

Katie Price Snickers campaign

 

Con soli 25 tweets, Snickers raggiunse 25 milioni di persone online, sui giornali, in tv, sulla radio e, incredibilmente, anche in Parlamento (dove il segretario del tesoro inglese, tre giorni dopo i tweet, pronunciò una frase che suonava più o meno così: “siamo arrivati alla frutta, quando i tweet di Katie Price sull’economia hanno più senso del banco di lavoro dei labouristi”).

 

La campagna, su ciascuno dei profili coinvolti, si chiuse con un tweet che, grazie allo slogan della campagna, spiegava il comportamento “fuori di sé” delle celebrity: “quando hai fame, non sei più te stesso”.

 

Rio Ferdinand Snickers Campaign

 

I SOCIAL MEDIA E L’INSTANT ADVERTISING: A MATCH MADE IN HEAVEN.

Nel 2013 Oreo riuscì a stupire tutti.

 

L’occasione era il Superbowl, l’appuntamento sportivo in assoluto più popolare negli Stati Uniti. Milioni di persone si trovavano davanti agli schermi, pronte a seguire ogni mossa del gioco, quando un blackout improvviso gettò nell’oscurità lo stadio, interrompendo la partita per ben 34 minuti.

 

Con incredibile tempismo, Oreo pubblicò sui propri canali social l’immagine di un loro biscotto accompagnato dall’headline “puoi ancora inzuppare al buio”.

 

Oreo Superbowl blackout

 

Altri maestri nell’arte dell’instant advertising sono i brand italiani Taffo e Ceres. I loro social media manager non perdono occasione per commentare con ironia e sarcasmo le vicende sociali e politiche del nostro Paese.

 

Assoluzione Berlusconi Ceres Instant advertising
La storica headline del 2013, all’indomani dell’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby.

 

Dopo un po' la corona stanca ceres
Per Ceres l’abbandono della famiglia reale da parte degli (ex) duca e duchessa di Sussex, si rivelò un’occasione troppo ghiotta per non lanciare una esilarante frecciatina alla concorrenza.

 

Taffo congresso delle famiglie
Le frecciatine di Taffo sono sempre piuttosto taglienti.

 

Il brand di pompe funebri non ha paura di prendere posizioni politiche nette, mostrandosi sensibile a tematiche delicate come eutanasia, sicurezza stradale, lotta alle dipendenze e battaglie contro l’omofobia.

 

taffo eutanasia

 

Il risultato di questa strategia? Moltissima risonanza mediatica e una ditta funebre di successo con un seguito incredibile per un’azienda del settore (al momento della pubblicazione di questo articolo: 309 mila followers su Facebook, 103 mila su Instagram e 30 mila su Twitter).

 

ROMPERE LA QUARTA PARETE: IL CASO DEL SOCIAL MEDIA MANAGER DI UNIEURO.

Taffo contro il social media manager di Unieuro
Di cosa sta parlando l’account di Taffo in questo tweet del 13 gennaio 2021?

 

L’oggetto in questione è la nuova folle strategia social di Unieuro, avviata con un papirico post Facebook del giorno prima (prontamente accompagnato da commenti altrettanto lunghi, come quello mostrato in foto).

 

Social media manager di Unieuro

 

I social media manager negli ultimi anni sono diventati una figura professionale quasi leggendaria. Tutti ne parlano, a ben pensarci sono dovunque, ma nessuno li vede mai “in azione”.

 

Partendo da questo insight, il SMM di Unieuro fa una cosa inedita: smette di “nascondersi” dietro le pagine che gestisce, inizia a parlare in prima persona e, quasi come un attore in una pièce teatrale, abbatte la quarta parete per interagire direttamente con il pubblico, portandolo nei retroscena.

 

L’obiettivo, in fin dei conti, è lo stesso: aumentare complicità e vicinanza.

 

A rendere questi “sproloqui” coinvolgenti ci pensa il tono di voce estremamente colloquiale, con una forte cadenza romana.

Social media manager Unieuro gattino
(Abbattiamo anche qui per un momento la quarta parete: io dal micio con la zampina infortunata non mi sono ancora ripresa. Ad “amore mio”, poi, stavo proprio morendo.)

 

REFRESH THE FEED: ANCHE SUI SOCIAL UN NUOVO INIZIO È POSSIBILE.

Il 9 novembre del 2008 i profili social Coca Cola vennero completamente svuotati. Questi feed inaspettatamente “puliti”, come è naturale, generarono scalpore e incredulità.

 

Al logo del brand venne sostituito un simbolo criptico che portò tutti a domandarsi cosa stesse succedendo ai profili social del famoso brand.

 

Coca cola refresh the feed

 

Quattro giorni dopo, in occasione della Giornata mondiale della gentilezza, venne lanciata la nuova campagna #RefreshTheFeed.

 

Le piattaforme social di Coca-Cola furono inondate da 99 nuovi design ricchi di messaggi positivi. Un nuovo inizio, insomma, con un obiettivo ben preciso: consolidare ulteriormente l’immagine di Coca Cola come sinonimo di felicità ed ottimismo.

 

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