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Come scrivere un buon testo, una guida semplice

Indice

Scrivere un buon testo non è facile. Seguire un metodo aiuta a rendere il processo più veloce. Conoscere bene alcune regole fondamentali ci permette di redigere copy perfetti.

Da dove cominciare?

 

PRIMA DI SCRIVERE

Prima di prendere la penna in mano (o meglio, prima di iniziare a digitare sul foglio word) è necessario farsi alcune domande. Senza conoscere le risposte, scrivere un testo equivale praticamente a buttare giù un flusso di coscienza. A meno che non vogliate imitare James Joyce, difficilmente gettarvi a capofitto nella scrittura vi permetterà di ottenere il copy che state cercando di produrre.

 

La prima domanda, la più banale, è anche la più importante: cosa voglio dire?

Sapere cosa si vuole comunicare, quale messaggio si vuole trasmettere attraverso il testo è importante per più di una ragione.

In primis ci permette di scrivere con più determinazione e senza turbamenti.

Ci consente, poi, di non divagare scrivendo di argomenti non necessari, che renderebbero inevitabilmente il testo vago e poco focalizzato.

Soprattutto, non sapere cosa si vuole comunicare rende impossibile dare al testo una struttura adeguata.

 

Voglio convincere qualcuno della validità di un prodotto? Voglio portare il lettore a provare una certa emozione? Sto cercando di educare l’utente su uno specifico argomento?

A seconda della risposta, il testo dovrà seguire una struttura ben definita. Senza un preciso disegno, il testo è condannato a raccogliere le idee e le informazioni in modo disordinato e, di conseguenza, a comunicarle in modo poco efficace.

Dopo aver stabilito quale messaggio il proprio copy debba trasmettere, è arrivato il momento di porsi la seconda domanda.

 

Quale è il target? A chi stiamo parlando?

Scriviamo pensando sempre alle persone che leggeranno. Facciamo sì che il messaggio sia per loro rilevante.

 

“Se avete da dire qualcosa di rilevante, non dovete rivolgervi a molte persone (basta parlare alle persone veramente interessate al messaggio), né dovete ripetervi troppe volte. Quante volte bisogna dirvi che sta bruciando la vostra casa?” (Howard Gossage)

 

È importante, inoltre, tenere a mente le possibili barriere linguistiche, dovute a età o ad altri fattori che caratterizzano le persone che appartengono al nostro target.

Ad esempio, se parliamo a persone anziane, è forse meglio evitare inglesismi frequenti o non adeguatamente spiegati e tradotti.

Se invece parliamo a giovani o giovanissimi, gli inglesismi probabilmente non sono un problema ma, a seconda del contenuto del messaggio, potrebbe essere una buona idea familiarizzare con le diverse sfumature del loro linguaggio quotidiano.

 

Nello stesso modo in cui non parleremmo ad un bambino di 4 anni come parliamo ad un ragazzo di 15, comunicare con un professionista della finanza non è lo stesso che farlo con un medico. Il linguaggio che queste due persone adottano è profondamente diverso. Ricordare di usare la stessa lingua del proprio target, qualsiasi esso sia, è il primo e fondamentale step per essere capiti.

 

Bene, abbiamo stabilito cosa dire, a chi vogliamo dirlo e come strutturare le idee e le informazioni.

Rimane la terza (ed ultima) domanda da porsi prima di lanciarci nella scrittura.

 

Come vogliamo comunicare il nostro messaggio?

In altre parole, quale tono di voce vogliamo utilizzare? Se stiamo scrivendo per un brand già esistente, probabilmente questa informazione è già a nostra disposizione, contenuta in una guida di stile o una guida al tono di voce (qui potete trovare alcuni esempi di tone of voice).

In tutti gli altri casi, è importante decidere quale voce si vuole utilizzare e utilizzarla in modo costante e uniforme in tutti i luoghi virtuali (e non) dove le persone entrano in contatto con l’azienda.

La propria voce deve riflettere l’identità della persona o dell’organizzazione che parla attraverso il testo.

 

Saper modulare il tono di voce è uno strumento incredibile per creare un rapporto più stretto con il proprio pubblico. Ad esempio, scrivere usando il tu, esattamente come avviene in una conversazione, permette di stabilire un’atmosfera più informale.

In realtà, più il testo scritto si avvicina al parlato, più il tono si scalda e diventa intimo. Quale relazione volete stabilire con il vostro target? Come parlereste alle persone che leggono se vi ritrovaste a dialogarci a tu per tu?

 

Scrivete tenendo a mente le risposte a queste domande e, attraverso le vostre parole, riuscirete a creare un forte legame con il vostro pubblico.

La guida perfetta per scoprire tutti i segreti del tono di voce è il libro di Valentina Falcinelli “Testi che parlano”.

 

Come scrivere un testo

MENTRE SI SCRIVE

Bene, siamo preparatissimi, finalmente apriamo e nominiamo un nuovo documento word.

Le parole iniziano a scorrere sulla tastiera come un fiume in piena. L’ispirazione ci infiamma.

Nulla dovrebbe fermarci ora, soprattutto non quei particolari che possiamo facilmente editare in un secondo momento.

 

Ci sono però delle cose che è utile tenere a mente, per evitare di trovarsi tra le mani un testo così ingarbugliato da dover impiegare ore per editarlo.

Quelle che seguono sono banalità ma, come dicono gli inglesi, “better safe than sorry”. Meglio prevenire che curare, insomma.

 

Ogni frase dovrebbe contenere un soggetto e un predicato. Una frase senza uno di questi due elementi è monca e, salvo rari casi (scelte stilistiche particolari o poetiche), grammaticamente scorretta.

Eppure, fin troppo spesso capita di leggere tali “opere incompiute”.

Un altro frequente caso di opera incompiuta sono i periodi senza una frase principale: un soggetto, un “che” come pronome relativo di raccordo e una subordinata abbandonata a sé stessa è il caso in assoluto più frequente.

 

Come scrivere un buon testo

DOPO AVER SCRITTO

Abbiamo la prima bozza, ora è arrivato il momento di rifinire il nostro lavoro.

Cosa controllare?

  • In primis verificare di non aver scritto troppe subordinate. Legare più frasi insieme ci permette di articolare pensieri complessi, ma all’aumentare delle subordinate aumenta anche la difficoltà di lettura. Dopo la terza riga senza punti fermi, alzate le antenne.

 

  • Per lo stesso motivo è meglio evitare di inserire troppi incisi, tra due virgole o tra parentesi. Semplificare, semplificare, semplificare: questo è il mantra in fase di editing.

 

  • Assicurarsi di aver utilizzato i tempi verbali in modo uniforme e coerente. Non passare dal presente al passato remoto nell’arco dello stesso racconto, ad esempio.

 

  • Prestate attenzione all’utilizzo dell’aziendalese (la nostra mission, siamo leader assoluti e altri terribili cliché) o del burocratese (facendo seguito, si resta in attesa di un cortese e sollecito riscontro). Raffreddano il testo, gli tolgono anima e vivacità. Quel che è peggio, lo rendono uguale a quello di tutti gli altri. Scialbo e anonimo.

 

  • Avverbi e aggettivi danno colore al testo, ma quando sono troppi lo appesantiscono solamente. Meglio non abusarne.

 

  • Rapido e veloce, placido e tranquillo, crudele e maligno: due aggettivi sono davvero meglio di uno? Attenzione ai raddoppiamenti.

 

  • Quando una parola viene ripetuta spesso, è il caso di trovare dei sinonimi. Il modo migliore per accorgersi di questo fenomeno è leggere il testo ad alta voce.

 

  • Metafore fuori controllo (si fonda sulle radici, si è ricucito il filo del dialogo, due gocce fuor d’acqua, veli scoperchiati e altre simpatiche creature mitologiche).

 

  • Evitare parole ambigue (diversi: intendete molti o differenti?) o astratte (problematiche invece di problemi, tempistiche invece di tempi, tematiche invece di temi, finalità invece di fine e così via) e parole inglesi italianizzate (“in target” deve davvero diventare “targettizzato”?)

 

  • Maiuscole Dovunque (Voi che lo fate, sapete Chi siete)

 

  • Virgolette “che si aprono e non si chiudono.

 

  • Refusi (anche se, per questi, word dovrebbe accorrere in aiuto).

 

  • Tutto ciò che è superfluo: strage di massa, aggressivo ostracismo e ogni altra specifica non necessaria.

 

Siamo arrivati alla fine di questo lungo viaggio: il testo è stato pensato, strutturato, scritto, editato, (ri)editato e ora è finalmente pronto per essere letto dal mondo.

 

DUE PAROLE, PRIMA DI PUBBLICARE

Se il testo è destinato alla pubblicazione online, ci sono alcune accortezze che renderanno il tuo copy a prova di proiettile.

 

Scegli caratteri ben leggibili, di una grandezza adeguata al target (più è in là con l’età, più il numero accanto al font dovrà essere alto). Inoltre, il colore del background non dovrebbe mai rendere difficile la lettura.

Se sono presenti link ad altre risorse web, assicurati che siano facilmente individuabili, per rendere l’esperienza dell’utente facile ed intuitiva.

 

Buona scrittura a tutti!

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